Una casa-limbo, una vita in affitto, un sabato che si ripete all’infinito. Con Dei figli, Mario Perrotta chiude la sua trilogia sulla famiglia
Quest’ultimo capitolo in scena nella Sala Grande del Teatro Franco Parenti dal 14 al 18 Gennaio è un’opera corale e stratificata che indaga con ironia e ferocia quella strana generazione allargata di “giovani” tra i 18 e i 45 anni che non ha intenzione di dimettersi dal ruolo di figlio, eterni adolescenti, incagliati tra sogni irrealizzati e un’ipocrita indipendenza dai genitori.
13 personaggi per un intreccio amaramente comico, un avvitamento senza fine di esistenze a rischio.
Quattro anime stanziano in una casa, vite in transito meno una che sosta lì da sempre, Gaetano, il titolare dell’affitto. Si confrontano, litigano, si amano e si odiano, cercando di trovare una via d’uscita dalla gabbia domestica in una casa fluida, di cui vediamo tutti gli ambienti come se i muri fossero trasparenti. Le uniche certezze sono tre monitor di design, bianchi, come enormi smartphone, da cui le famiglie d’origine osservano, controllano, amano.
Con quest’ultimo capitolo della trilogia dedicata ai ruoli familiari e scritta con la consulenza alla drammaturgia di Massimo Recalcati, Perrotta costruisce un teatro che non consola, ma interroga. E non assolve nessuno.
Una delle grandi mutazioni antropologiche del nostro tempo riguarda la cronicizzazione dell’adolescenza. Se prima la giovinezza era legata alla pubertà e si concludeva con la fine dell’adolescenza, oggi l’adolescenza non è più il riflesso psicologico della “tempesta” psicosessuale della pubertà bensì una condizione di vita perpetua che tende a cronicizzarsi. Quando questo accade in primo piano è la difficoltà del figlio di accettare la separazione dai genitori per riconoscersi e viversi come adulto. L’adolescenza perpetua impedisce infatti al figlio di divenire uomo assumendo le conseguenze dei propri atti anziché colpevolizzare il mondo degli adulti identificandosi nel ruolo della vittima tanto innocente quanto inconsolabile.
Il nuovo spettacolo di Mario Perrotta indaga queste e altre sfumature dell’esser figlio sine die, senza però dimenticare la forza, lo splendore e l’audacia straordinaria della giovinezza.

