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Il medico dei pazzi in scena dal 20 al 25 Gennaio in Sala Grande

Il medico dei pazzi

Il medico dei pazzi, Leo Muscato riporta in scena Scarpetta con ‘O miedeco d’e pazze, ambientato nella Napoli anni ’70. In scena dal 20 al 25 gennaio con Gianfelice Imparato

In occasione del centenario della morte del grande commediografo Eduardo Scarpetta, Leo Muscato riporta in scena – nella Sala Grande del teatro Franco Parenti dal 20 al 25 Gennaio – la maschera immortale di Sciosciammocca, parente popolare della celebre Pulcinella e una Napoli senza tempo, dove la pazzia è solo l’altra faccia della verità.

’O miedeco d’e pazze, scritta nel 1908 e considerata capolavoro del teatro comico partenopeo, prende vita in una nuova, brillante versione ambientata nella Napoli esplosiva degli anni ’70-’80. Don Felice Sciosciammocca, ricco e ingenuo proprietario terriero sbarca a Napoli, convinto di visitare il manicomio diretto dal nipote Ciccillo, a cui ha pagato gli studi per anni. Il nipote però quei soldi non li ha spesi per studiare psichiatria ma nella bella vita e il gioco d’azzardo. Colto alla sprovvista dalla visita dello zio, improvvisa una bugia colossale: la Pensione Stella, dove vive, diventa un rispettabile istituto psichiatrico e i suoi eccentrici ospiti i pazienti.  Così la commedia si trasforma in un vortice di malintesi e situazioni paradossali, tra pantaloni a zampa, occhialoni e la colonna sonora di un’epoca indimenticabile, prendono vita scene talmente iconiche da essere entrate nella memoria collettiva del teatro napoletano.

Note di regia

Nella versione che oggi presentiamo al pubblico spostiamo la vicenda di una settantina d’anni in avanti: siamo agli inizi degli anni Ottanta, poco dopo la Legge Basaglia (1978), che sancisce la chiusura dei manicomi e la nascita dei nuovi servizi territoriali di salute mentale. Una riforma accolta da molti come una rivoluzione civile, ma che all’epoca generò paure, disorientamento e diffidenza, soprattutto tra la gente comune.

A Napoli e in Campania il dibattito fu particolarmente acceso: psichiatri come Sergio Piro promossero attivamente il cambiamento, aprendo i reparti e sperimentando forme di cura comunitaria, mentre la trasformazione dell’ex manicomio “Leonardo Bianchi” procedeva tra difficoltà e resistenze. Anche la stampa, con giornalisti come Ciro Paglia, ebbe un ruolo decisivo nel denunciare lo stato degli ospedali psichiatrici e nel sostenere la riforma.

Ed è in questo clima di maggiore realismo che la farsa si trasforma in commedia.