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Salvator Mundi, l’Intelligenza Artificiale svela: «Non è di Leonardo da Vinci»

Un’analisi condotta con il software Luminari attribuisce l’opera al discepolo Giovanni Boltraffio con la supervisione del Maestro

Il celebre Salvator Mundi, battuto all’asta da Christie’s nel 2017 per la cifra record di 450 milioni di dollari e a lungo attribuito a Leonardo da Vinci, potrebbe non essere farina del sacco del Maestro toscano. È quanto emerge dai test condotti dal ricercatore e storico dell’arte brasiliano Átila Soares da Costa Filho attraverso l’impiego del software di Intelligenza Artificiale Luminari.

L’esperimento ha combinato una ricostruzione digitale dell’opera allo stato originario — antecedente ai restauri condotti da Dianne Modestini tra il 2007 e il 2013 — a un’analisi svolta tramite reti neurali convoluzionali e oltre 10 miliardi di parametri.

I risultati dell’analisi algoritmica

I dati elaborati dal sistema mettono in luce una nuova attribuzione autoriale:

  • 81% di probabilità per Giovanni Boltraffio: L’algoritmo ha individuato un’elevata compatibilità fisionomica e stilistica con la produzione di Giovanni Antonio Boltraffio (1466/1467 – 1516), allievo e contemporaneo di Leonardo nella bottega milanese. Poiché una soglia del 75% è considerata sufficiente per dichiarare un’opera autentica, l’esito indica l’artista milanese come autore principale.
  • Supervisione di Leonardo: L’I.A. ha rilevato una seconda firma stilistica subito dopo quella di Boltraffio, suggerendo un intervento diretto o una stretta supervisione da parte dello stesso Leonardo durante la realizzazione del dipinto.
  • Ricostruzione pre-restauro: Per evitare alterazioni o distorsioni dovute ai pesanti restauri subiti dal dipinto nel corso dei secoli, l’analisi ha lavorato su un modello digitale “intelligente” riportato allo stato originario del XVI secolo.

L’aggiornamento della tecnologia e la metodologia applicata sul Salvator Mundi sono stati presentati nel maggio 2025 a Brescia durante il convegno DOMINUS MUNDI, alla presenza di esperti e studiosi leonardeschi, e inseriti nel quadro dei lavori pubblicati sulla rivista scientifica Conservation Science in Cultural Heritage.