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Accesso al cibo e percorsi formativi. Presentato Solidarity Pass

Solidarity-Pass

Alla conferenza stampa hanno partecipato l’assessore di Regione Campania Lucia Fortini, il vescovo ausiliario di Napoli Gaetano Castello. In serata spettacoli a Porta Capuana

Garantire il diritto dell’accesso al cibo e alla dignità alimentare, favorendo i percorsi di fuoriuscita dalla condizione di indigenza di quanti si rivolgono a mense sociali e centri di distribuzione alimentare. È quanto sta facendo il progetto Solidarity Pass che ha presentato, nella conferenza stampa alla mensa San Vincenzo de Paoli, i risultati raggiunti finora e gli obiettivi dei prossimi mesi di attività. Un momento che precede l’evento della serata, in diretta sulla webtv Volwer, dove, a Porta Capuana, saranno si metteranno in mostra i risultati dei laboratori, l’esibizione degli artisti di strada Baracca dei Buffoni e la musica della tradizione popolare con i Cortili Narranti.

Alla conferenza, moderata dal volontario Gabriele Gesso e introdotta dalla presidente della San Vincenzo Napoli Carmelina Palmese, hanno partecipato l’assessore regionale Lucia Fortini, il vescovo ausiliario di Napoli monsignor Gaetano Castello, la direttrice della Caritas diocesana di Napoli suor Maria Pitrella e il direttore della Caritas diocesana di Acerra Vincenzo Castaldo.

«Abbattere ogni forma di assistenzialismo è la mission che da sempre persegue la Società di San Vincenzo De Paoli, obiettivo comune per tutti i partner della rete Solidarity Pass». Ha esordito Carmela Palmese, ricordando la genesi del progetto: «L’idea ha avuto origine nel 2016, quando la San Vincenzo del Sud Italia ha sentito forte l’esigenza di rafforzare e qualificare la presenza del volontariato vincenziano meridionale e migliorare l’intervento a favore di persone che vivono la difficoltà. Si sono così poste le basi per un cambiamento che consenta al volontariato l’acquisizione di nuove metodologie e competenze che rispondano ai bisogni emersi dal contesto sociale. Per questo – ha aggiunto Palmese – la rete che è andata crescendo e rafforzandosi negli anni e che si occupa di mettere insieme esperienze che favoriscono l’accesso al cibo contrastando lo spreco e ottimizzando i servizi offerti».

Secondo l’assessore regionale Lucia Fortini: «Spesso, come i fatti di Caivano dimostrano, ci sono territori dove il terzo settore non è particolarmente sviluppato. Questo progetto, invece, ci dice il contrario, facendo emergere due cose interessanti: cerca di dare immediatamente una mano alle persone che sono in difficoltà, ma, la cosa più importante, sviluppa buone pratiche e fornisce strumenti, affinché un tessuto sociale possa rendersi indipendente, altrimenti le sole risorse hanno poco senso. Le hai, le investi sul territorio, casomai anche con un’associazione che viene da fuori, poi una volta che il progetto è finito non resta nulla. Questo, invece, ha una visione di lunga durata».

Sulla fine dell’assistenzialismo tout court e l’avvio di pratiche virtuose ha parlato monsignor Gaetano Castello: «Tutto questo è possibile se si fa un lavoro come il progetto della San Vincenzo intende fare, in rete. Perché lavorare da soli in questi campi, laddove non si pensa all’elemosina ma a dare dignità alla persona, richiede un accompagnamento con diverse specificità. Questo è un modo per contribuire piano piano a superare quell’attesa di assistenza solo economica o solo con il cibo di cui molti, sembra, si accontentano. Fino all’esperienza vera e propria di accattonaggio, con persone che chiedono solo soldi, senza voler per nulla entrare in progetti di recupero di quella dignità perduta, nonostante si potrebbe fare molto di più. Noi dobbiamo essere coraggiosi e superare questa cultura che ancora domina in molta parte di quelli che vengono a chiedere aiuto».

Solidarity Pass, le tre aree d’intervento

La prima area riguarda l’ottimizzazione del sistema di raccolta e distribuzione del cibo donato riducendo gli sprechi e gestendo al meglio le eccedenze.  “Il modello della Piattaforma Digitale- spiega Giuseppe Cafarella, Presidente di FORGAT ODV che cofinanzia l’iniziativa – si bassa sulla Online Guided Checklist (OGC) già applicata in sanità e fondata su un software sviluppato dalla società Ad Maiora”. Con questo sistema si può definire il bisogno di prodotti secchi e freschi e garantire anche questi ultimi agli utenti grazie alla card della Spesa Giusta che partirà in via sperimentale il prossimo ottobre.

La seconda area d’intervento riguarda l’individuazione di utenti che vogliono investire in percorsi di acquisizione di competenze a partire dalle preferenze da questi ultimi espresse in fase di ascolto dei beneficiari. Nascono così i due laboratori operativi su Assistenza leggera e Addetto sala che si terranno a partire da questo settembre a Napoli e ad Acerra.

I tanti volontari coinvolti concordano nel riferire che oltre agli aspetti che appaiono quali prevalenti come accesso al cibo e supporto materiale, è evidente ‘esigenza di ricostruire anche relazioni sociali e solidale. Questa è la terza area d’intervento che si struttura con l’iniziativa Mensa Aperta e con l’implementazione degli orti urbani sempre più momenti di aggregazione e scambio di pratiche.