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Annalisa Durante, un protocollo per la legalità nelle scuole

Annalisa Durante

Firmato nella biblioteca dedicata alla giovane vittima della criminalità l’accordo tra Ministero dell’Istruzione e del Merito, Fondazione Pol.i.s e Associazione Annalisa Durante ETS: alla presentazione la presidente della Corte d’Appello di Napoli, Maria Rosaria Covelli

Portare nelle scuole la cultura della legalità e la memoria delle vittime innocenti della criminalità, nel nome di Annalisa Durante. È l’obiettivo del protocollo d’intesa tra il Ministero dell’Istruzione e del Merito, la Fondazione Pol.i.s e l’Associazione Annalisa Durante ETS, presentato nella biblioteca dedicata ad Annalisa Durante. L’accordo punta inoltre a rafforzare la collaborazione tra istituzioni e territorio.

L’iniziativa si è svolta in occasione della nuova edizione del premio “Adotta Annalisa”, intitolato alla giovane vittima della criminalità organizzata. Alla stipula ha partecipato anche la Corte d’Appello di Napoli, con la presidente Maria Rosaria Covelli.

Covelli: «La legalità si costruisce con l’educazione»

La presidente Covelli ha rivolto un «sentito ringraziamento al Prof. Giuseppe Recinto, a Don Tonino Palmese, Giuseppe Perna, Giovannino Durante per l’impegno straordinario e la sensibilità dimostrati nel promuovere un’iniziativa che valorizza il ruolo della scuola nell’educazione alla legalità. Quest’ultima non si costruisce soltanto attraverso le norme e la loro applicazione, ma attraverso l’educazione, la cultura e la capacità di offrire alle giovani generazioni esempi concreti di responsabilità e partecipazione».

«La scuola è il primo grande spazio pubblico in cui i giovani sperimentano il significato delle regole, imparano a confrontarsi con gli altri, comprendono il valore dei diritti e scoprono che la libertà individuale è inseparabile dal rispetto della dignità altrui», ha aggiunto.

Biblioteche scolastiche e lettura

In questa prospettiva assumono un rilievo particolare anche la valorizzazione e il sostegno alle biblioteche scolastiche e la promozione della lettura, espressamente previsti dal protocollo. Leggere, ha spiegato Covelli, significa «acquisire strumenti per comprendere il mondo, sviluppare autonomia di giudizio, conoscere esperienze diverse dalla propria. Una biblioteca scolastica viva e accessibile può diventare un luogo di libertà intellettuale, di dialogo e di inclusione, nel quale le parole aiutano a dare un nome ai fenomeni sociali e a maturare una coscienza critica».

«La memoria non si limita a guardare al passato, ma contribuisce a orientare il futuro», ha affermato la presidente. Per questo è importante «invitare le studentesse e gli studenti a confrontarsi con la storia delle vittime innocenti della criminalità, a comprendere il costo umano della violenza e a riconoscere il valore delle scelte quotidiane con cui ciascuno può contribuire a una società più giusta».

Il premio anche nelle sezioni scolastiche carcerarie

Il protocollo prevede, infatti, la diffusione del concorso legato al premio “Annalisa Durante” a tutti gli istituti scolastici del Paese, comprese le sezioni scolastiche carcerarie. «Portare queste iniziative nei luoghi di detenzione significa fornire strumenti di crescita e responsabilizzazione che devono essere accessibili a tutti, senza che gli errori commessi possano cancellare la possibilità di costruire una vita diversa», ha osservato Covelli, richiamando il principio rieducativo della pena sancito dall’articolo 27 della Costituzione.

I beni confiscati e i principi costituzionali

L’intesa valorizza inoltre le iniziative educative sul riutilizzo sociale dei beni confiscati alla criminalità organizzata. «La confisca di un bene sottrae alla criminalità una risorsa economica; la sua restituzione alla collettività compie un passaggio ulteriore, perché trasforma un simbolo di potere illegale in un’opportunità di servizio, di inclusione e di sviluppo sociale», ha sottolineato la presidente.

Il percorso delineato dall’accordo, secondo Covelli, «si inserisce nel quadro dei principi costituzionali sanciti dagli articoli 3 e 34, che impegnano la Repubblica a rimuovere gli ostacoli al pieno sviluppo della persona umana e riconoscono a tutti il diritto all’istruzione. Un impegno che richiede una responsabilità condivisa tra istituzioni, famiglie, associazioni e comunità territoriali, affinché la prevenzione possa affiancare efficacemente l’azione della giustizia».

«Il modo più autentico per onorare Annalisa è fare in modo che il suo nome continui a parlare ai giovani, non soltanto della violenza che le ha sottratto il futuro, ma anche della possibilità di costruirne uno diverso: libero dalla paura e dalla sopraffazione, fondato sul rispetto e aperto alla speranza», ha concluso la presidente della Corte d’Appello di Napoli.